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Visitor Info : Unknown - Unknown Sabato, 27 Maggio 2017 00:26

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"Figli degeneri del teatro dialettale sardo"; "Facce di gomma"; "Irriverenti, sanguigni, esplosivi". Sono solo alcune delle innumerevoli definizioni che cronisti e critici teatrali hanno utilizzato per definire il gruppo teatrale Lapola. Una breve cronistoria ci sarà d'aiuto per comprendere un successo nato dall'intuizione brillante di un mondo ammuffito.
Marzo 1998: va in onda sull'emittente televisiva sarda Videolina la trasmissione Vico Lapola, già Vico... llegate, una rentrée nel mondo televisivo il cui esordio, Okkupazione, era stato baciato da un dilagante successo. 

Un passo indietro: febbraio 1996: la Compagnia, stanca dei programmi di Videolina, decide di occuparla, anzi: di okkuparla. Con un'incursione negli studi, i pirati dell'etere danno vita a una trasmissione che porterà una ventata di freschezza nel palinsesto. Numeri alle stelle, audience impazzita e share del 23,78 per cento (record di tutti i tempi). Un trionfo, cui farà seguito
 il tour estivo, che toccherà cinquanta piazze delle quattro province. Lo spettacolo dal titolo Okkupazione (ha portato fortuna), sulla scia del successo televisivo propone favole, gags di strapaese e sette attori che "navigano" con sapiente ironia in una realtà kitsch. 

Nell'estate del 1997, lo spettacolo Lapola si scrive tuttattaccato spopola, ed è il "tutto esaurito". La performance viaggia per piazze, teatri e arene della Sardegna: tre repliche, per un totale di quindicimila spettatori, soltanto a Cagliari. La dissacrante parodia dell'Otello di Shakespeare, la
rivisitazione di un corpo umano visto dall'interno, l'approdo elettronico con un filmato esilarante, tengono lo spettatore sempre sul filo, offrendogli spunti umoristici e note di colore. 

Cambiando l'ordine degli attori il risultato non cambia è il titolo dello spettacolo del 1995: i Lapola si avventurano in un viaggio sgangherato nei fumetti. In un "minestrone", dove la storia è presente ma mancano i fili logici, c'è di tutto: Tex Willer si innamora di Paperina; Diabolik è ridotto a scippare le vecchiette perché "Non mi legge più nessuno". Una sarabanda di personaggi che, con il loro passaggio, squassano e invitano alla risata. 

Continuando il nostro viaggio a ritroso approdiamo al 1994: Stiamo lavorando per noi è il sesto spettacolo portato in scena dalla Compagnia. I Lapola, ruspanti e fautori del gioco leggero ("toccata e fuga"), ammiccano e invitano alla riflessione: l'ambientazione di uno degli sketch è infatti un pronto soccorso "made in Italy" dove si avvicendano pazienti improbabili e ospedalieri, purtroppo, probabili. Siamo alla linea di demarcazione tra "ieri" e "oggi". 

Il pubblico ormai conosce e ama i Lapola, tant'è che nel 1993 lo spettacolo è stato intitolato L'importante è montarsi la testa. E' la svolta per la Compagnia: pubblico a frotte, recensioni sui giornali, contin
ui inviti alle trasmissioni delle emittenti televisive. Lo spettacolo, uno spirito a metà tra l'irriverenza popolana e le battute del varietà tradizionale, piace e trionfa. E' il salto di qualità: arrivano nuove idee per non restare imprigionati in quelle figure che li hanno resi famosi, ma che hanno il sapore di macchietta ad uso e consumo locale. La scena è costituita da un cantiere-ufficio di collocamento, fra steccati di protezione, uscieri sfaticati, diavoli, serpenti, Adamo ed Eva, insieme nella creazione del mondo vista con gli occhi falsamente distratti dei Lapola. 

Nell'estate del 1992 è di scena Ricercati vivi o morti, titolo beneaugurante per uno spettacolo evidentemente destinato alle piazze, costituito da piccoli sketch e da nuove scenette che pescano dall'inossidabile repertorio dell'avanspettacolo. 

Nel 1991 il successo non era ancora esploso: è forse per questo, che lo spettacolo di quell'anno è stato intitolato Speriamo che venga qualcuno. Sono venuti, in tanti: a Cagliari i biglietti sono introvabili, il tam tam degli spettatori divertiti fa da cassa di risonanza. Umorismo ruspante, con ritmi, trovate e spirito irriverente per un santo che si chiama Sant'Andrea Frius (dal nome di un paese della Sardegna), martirizzato dal freddo (frius) nell'androne della chiesa a lui dedicata. In scena, si aggira un Ponzio Pilato armato di sapone di Marsiglia, in un collage di farse cagliaritane. Il successo si ripete nel tour estivo in tutta l'Isola, dove i Lapola portano in scena un nuovo copione, Ciak, si ride. 

Giungiamo così all'anno dell'esordio, il 1990: è l'apoteosi per i vincitori della prima edizione del "Festival regionale del cabaret". I Lapola sono riusciti ad accattivarsi le simpatie dei più giovani interpretando, in dialetto cagliaritano, un'esilarante fiaba tratta dallo spettacolo Lapola show. E' l'inizio di un successo che si accresce di anno in anno e che farà del gruppo il veicolo di conoscenza per l'intera regione di uno slang cittadino, una sorta di "cocktail" tra la lingua italiana e la parlata dei quartieri storici di Cagliari. Del resto, cinque degli otto componenti della Compagnia sono nati e cresciuti nel rione della Marina, detto anticamente Lapola, dove ancora oggi i suoi abitanti vivono "per strada", in una perenne confusione tra vocianti crocicchi e odori caratteristici. Una "casbah" che ha sicuramente favorito l'autore-regista Massimiliano Medda, la cui forza sta, paradossalmente, nel non aver inventato nulla, ma nell'essersi limitato a scaraventare sul palco personaggi e dizionario di una città nascosta, quasi in estinzione, risaltando il linguaggio vecchio-nuovo del popolo suburbano. Le muse ispiratrici dei Lapola sono proprio loro: i "grezzi" cagliaritani, le cui voci sono state raccolte e assimilate al punto giusto. La comicità dei Lapola, insomma, esiste da sempre: soltanto, ci voleva qualcuno capace di ascoltare e di dar forma a questo mondo di personaggi, accenti ed espressioni del volto. 

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